Lu stozzu de carta

Giugno 22, 2009

Blixa Bargeld 2 Luglio 2009 ad Alessano (Lecce)

Archiviato in: Arte e soprattutto non — Tag:, , , , — karnarakna @ 11:15 am
Alessano stemma ADC_logo
Vazca_logo
DueLune_logo

Comunicato stampa

con gentile preghiera di diffusione e comunicazione

Blixa Bargeld:REDE/SPEECH

Giovedì 2 luglio 2009 – ore 22.00

Piazza Castello – Alessano  (Lecce)

Città di Alessano

ADCartdiffusion▪artistic projects development▪

Vazca/events&more

Due Lune Teatrotenda

Una produzione

ADC artdiffusion – artistic projects development

ADCartdiffusion, con il sostegno della Città di Alessano, presenta uno straordinario evento in Puglia con Blixa Bargeld. Il poliedrico artista berlinese che nel 1980 ha fondato una delle band più note del movimento industrial,  gli Einstürzende Neubauten, anche  chitarrista e cantante dei Bad Seeds, la backing band di Nick Cave, (con cui compare anche ne “Il cielo sopra Berlino” di Wim Wenders), sarà quest’estate in Puglia. Unica tappa esclusiva, il prossimo 2 luglio ad Alessano (Lecce), dove presenterà una performance sperimentale tra teatro e musica. L’artista che con gli Einstürzende musicò l’Hamlet Machine di Heiner Müller ottenendo grande successo, sceglie anche oggi il teatro per il suo Rede/Speech uno spettacolo che esplora i confini del linguaggio e della musica. Microfoni, effetti, pedali, un paio di altoparlanti ed un mixer di fronte al palco per una strumentazione scarna e minimale con Boris Wilsdorf a controllare dalla parte opposta del palco. Bastano solo queste cose, a Blixa Bargeld, per creare manipolazioni vocali e suoni stratificati e complessi. Nello spazio di due ore vengono costruite trame ambient e sferragliate noise cupe e claustrofobiche, insieme a parti più morbide ed eteree, più vicine al concetto wave e post-rock.

Il progetto Blixa Bargeld: Rede/Speech, fortemente voluto e prodotto da ADCartdiffusion (Gianna Licchetta e Carla Romana Antolini), è realizzato in stretta collaborazione con le realtà emergenti di VAZCA Due Lune TeatroTenda e con il supporto fondamentale di Anna Maria Mangia..  Grazie all’interesse e al sostegnodel Sindaco della Città Alessano, Gigi Nicolardi che ha accolto l’evento con grande entusiasmo, il Capo di Leuca riscatta l’orgoglio della sua periferia ospitando un evento d’avanguardia internazionale e permette l’espressione di un’alternativa culturale rispetto all’offerta di intrattenimento del Salento turistico.

Rede/Speech

Si tratta di una performance puramente linguistica, basata sulla emissione, registrazione, iterazione e sovrapposizione di sillabe, parole, frasi e vocalizzi. Se Blixa con i suoiNeubauten recupera e riutilizza materiali di scarto – ”lavoriamo con fili metallici, macchine costruite con cera che possono essere chiamate strumenti, liquidi e con qualsiasi cosa, dal fuoco a materiali organici, dalla gomma alla plastica” – per (de)costruire nuova musica, in questo spettacolo – azione – egli riesuma parole dimenticate e prive di significato, suoni viscerali che solo la sua anima profondamente berlinese può emettere.

Dalla formazione della band ormai leggendaria Einstürzende Neubauten nel 1980, alla sua presenza dal 1984 al 2003 nel gruppo Bad Seeds del cantante e performer Nick Cave, il berlinese Blixa Bargeld ha dimostrato di essere uno dei personaggi cruciali nella storia della nuova musica.

Chitarrista, cantante, autore ed attore, Blixa Bargeld è un performer di rara versatilità, in grado di definire un mondo artistico ricco di sfumature.

“Rede / Speech” è una straordinaria performance solitaria dedicata alla voce, dove il pubblico assiste in diretta alla metamorfosi di frasi, parole e sillabe in una architettura musicale potente ed affascinante.

Ancora una volta Blixa Bargeld coinvolge gli ascoltatori nel suo mondo sonoro, come nel laboratorio di un alchimista della voce, dove tutto si sviluppa in diretta, tra dinamiche timbriche di rara intensità, catturando lo spirito e l’energia del momento. Dal 1995 Blixa Bargeld lavora al progetto di “Rede/Speech”, che è già approdato in numerosi ed importanti festival europei, e la dimensione palpitante ed umana della sua performance ne assicura un rinnovamento costante che avvince e sbalordisce gli spettatori.

Giovedì 2 luglio 2009 – ore 22,00 (durata 1,30’)

Piazza Castello – Alessano (Le)

Ticket  euro 15,00

prenotazione biglietteria contattare:

vazcanews@gmail.com

Per info 338 27 84 990 – 347 67 08 856

info@adcartdiffusion.com

LINK: www.blixa-bargeld.com - www.adcartdiffusion.com - www.myspace.com/vaskaspace -teatrotendaduelune.blogspot.com


Blixa_in_Alessano-2Luglio09_Rosso


Giugno 1, 2009

Par Tòt Parata 2009 Bologna 20 Giugno

OGNI ANNO A BOLOGNA SI SVOLGE UNA STRAMBA QUANTO ORIGINALE MANIFESTAZIONE PER LE VIE DELLA CITTÀ, LA  PARATA PAR TÒT  CHE, PER CHI HA VISSUTO “LA GRASSA” IN TEMPI RECENTI, NON PUÒ NON RIPORTARE ALLA MENTE LABIRINTI DI COLORI E FRAGRANZE D’ESTATE. 

http://www.pennellisolari.com/?page_id=203&event_id=7

RICORDANDO PER CHI ABBIA VOGLIA DI ANDARSELA A VEDERE CHE LA PAR TÒT  QUEST’ANNO È FISSATA PER  SABATO 20 GIUGNO, PROPONIAMO UN PICCOLO RACCONTO D’UN NOSTRO CARO AMICO CHE RACCOGLIE LE SUE IMPRESSIONI E SUGGESTIONI DI QUESTA BIZZARRA PARATA CITTADINA.

“Quando ero piccolo, circa una quindicina d’anni fa, vicino a casa mia c’erano delle panchine di pietra durissima e bianca che recavano una scritta; come un acronimo, breve e rivelatore: E.P.T.

     Quando gli chiesi cosa si celasse dietro a quelle tre lettere, mio padre, tra il serio e il faceto, mi disse: “Significa che si può sedere chi vuole, che E’ Per Tutti”.

     Mi convinse, e io non dubitai che la sua spiegazione fosse autentica, perchè mi bastava per farmi sentire legittimario di un pezzo di quella superficie ogni volta che avessi voluto, e da quel momento in poi, quando mi ci sedevo, mi sentivo padrone, a mio agio. In regola, diciamo.

     - Tanto è per tutti – mi dicevo, e mi sedevo. 

     Svariati anni dopo, qualcosa di molto simile a quell’acronimo è passato ancora sulla mia strada: qualcosa di universale, di indefinibile, di possesso comune. Anche questa cosa è Per Tutti, è siccome capita a Bologna è Par Tòt.

     L’analogia tra questo Par Tòt, e quel Per Tutti è che nessuno dei due prevede padroni, e che tutte e due sono per tutti, giustappunto.

     La differenza, invece, è che se le parole di circa tre lustri or sono legittimavano una stasi e un riposo, quelle di adesso si spianano ad una frenesia di moto continuo, perpetuo, ad un incedere di colori a miscuglio, di passi ad inciampo, di suoni a rimbalzo. Prima la stasi, ora il moto. Prima il riposo, ora l’andamento.

     Par Tòt Per tutti… e ce n’era davvero per ogni gusto. C’erano i giganti e i trampoli, i volti dipinti, gli angeli e i diavoli, le chitarre e i contrabbassi. C’erano libertà e follia, le clavette e i birilli, giocolieri giocanti, il rosso, il giallo, il verde, i rasta e l’unione dei popoli neri, l’azzeramento delle distanze, le piccole facce marroni, l’Africa e l’America, il circo, la caduta e i nasi rossi. C’erano respiri e risa, i coriandoli e gli imbuti, gli ottoni ed i fiati soffiati, anime e finzioni, mimi dipinti di viola, cembali e battenti, battere, levare, sete, compagnia e sudore.

     E poi, come battiti antichi di terra che trema, c’erano tarante, tarantelle e tammurriate, il sole, il mare, il vento, il morso del ragno. La tarantola. La musica pizzicava, avida e passionale, e avvolgeva tra quelle due ali a contrasto: una di ritmo, l’altra di melodia e armonia. La schiera dei bianchi, e la schiera dei neri. Quella delle dita leggere tra i tasti e i mantici, e quella delle mani pesanti a percuotere pelli e sonagli.

     Ohi, come pizzica! -  diceva il maestro dal turbante bianco.

     Pizzica, pizzica! - rispondevano le ali a contrasto, e un unisono di colpi a rimbombo e di accordi sugli accenti si susseguivano. Sempre più incalzanti, sempre più spediti, sempre più veloci, fino al parossismo del movimento e della frenesia, fino alla follia delle gole prestate al vino e alle grazie di San Paolo, fino alla mano del solito maestro alta nel cielo, a controllare gli eccessi e a porre fine all’estasi, fino all’applauso avvolgente e finale, e al respiro profondo e profuso a riprendersi l’aria lasciata nella battaglia del ballo.

     Intanto, nel delirio di gruppo, due perfetti sconosciuti continuano a guardarsi in cagnesco. Lei lo osserva di sghimbescio, ma non lo teme affatto. I corpi si avvicinano, si contendono l’aria, lo spazio e ogni singolo passo. Si perdono un poco, prima di ritrovarsi ancora. Lui la punta, ne fiuta l’odore della fatica e della passione. Poi la sfiora. Alla fine la tocca, cingendole il fianco. Lei gli sorride. Non può fare altro. Non può dirgli niente, né può svincolarsi, perché stanno ballando, e la regola è questa. Poi la lotta continua: tra loro e attorno a loro. Si simulano duelli, fiondate e passi pesanti, colpi di sciabola e spada a sferzare l’aria e l’ebbrezza.

     Ma dov’è la spada? La spada non c’è. La spada è la musica che batte e che scuote, è l’odore del mare lontano, è il sudore e la polvere sotto l’orlo di gonne, una nebbia di fumi, è un coro di voci, è lu mieru lallà, un tamburo che incalza su un grazie gridato alla gente.

     C’era tutto questo in quei corpi stremati alla fine di ogni singola lotta tra il suono ed il corpo. Poi c’erano i visi arrossati e le gole arse. E c’erano anche gli occhi sgranati, verso l’alto, un po’ riversi all’indietro, e una smorfia di gioia e sorpresa nel sentirsi pronti a gettare ancora e ogni volta la propria stanchezza oltre l’inizio di un nuovo duello.”

DARIO CORIALE

 

ParTot2004 16

2599414629_7cd1e1908a

 

2600406604_03cc00ee832602400492_33d68f07cf_o

Maggio 27, 2009

Lampedusa-Libia andata e ritorno

Puntata del 26 Maggio 2009, essenziale da vedere, di “Un Mondo a Colori”, programma di Rai Educational condotto da Valeria Coiante: fate girare, che tutti sappiano qual è la responsabilità del nostro indecoroso e indignitoso governo, per (non) dire, come un manifestante a Lampedusa, governo criminale nella gestione degli immigrati, che siano clandestini o rifugiati politici.

more about “Lampedusa-Libia andata e ritorno“, posted with vodpod
-

per visualizzare il filmato coi controlli di riproduzione clicca qui:

http://www.unmondoacolori.rai.it/sito/scheda_puntata.asp?progid=893

-

 


il Rifuggiato Politico

Maggio 18, 2009

ma non solo per riflettere…

 

da “Il Pensiero Meridiano” di Franco Cassano, Editori Laterza, 2005

Maggio 17, 2009

La nostra sicurezza deve essere la prima preoccupazione

Siamo tutti un popolo di migranti

Immigrati italiani in Usa

“Non amano l’acqua, molti di loro puzzano perché tengono lo stesso vestito per molte settimane. Si costruiscono baracche di legno ed alluminio nelle periferie delle città dove vivono, vicini gli uni agli altri. Quando riescono ad avvicinarsi al centro affittano a caro prezzo appartamenti fatiscenti. Si presentano di solito in due e cercano una stanza con uso di cucina. Dopo pochi giorni diventano quattro, sei, dieci. Tra loro parlano lingue a noi incomprensibili, probabilmente antichi dialetti. Molti bambini vengono utilizzati per chiedere

“Non amano l’acqua, molti di loro puzzano perché tengono lo stesso vestito per molte settimane. Si costruiscono baracche di legno ed alluminio nelle periferie delle città dove vivono, vicini gli uni agli altri. Quando riescono ad avvicinarsi al centro affittano a caro prezzo appartamenti fatiscenti. Si presentano di solito in due e cercano una stanza con uso di cucina. Dopo pochi giorni diventano quattro, sei, dieci. Tra loro parlano lingue a noi incomprensibili, probabilmente antichi dialetti. Molti bambini vengono utilizzati per chiedere l’elemosina ma sovente davanti alle chiese donne vestite di scuro e uomini quasi sempre anziani invocano pietà, con toni lamentosi e petulanti. Fanno molti figli che faticano a mantenere e sono assai uniti tra di loro. Dicono che siano dediti al furto e, se ostacolati, violenti. Le nostre donne li evitano non solo perché poco attraenti e selvatici ma perché si è diffusa la voce di alcuni stupri consumati dopo agguati in strade periferiche quando le donne tornano dal lavoro. I nostri governanti hanno aperto troppo gli ingressi alle frontiere ma, soprattutto, non hanno saputo selezionare tra coloro che entrano nel nostro paese per lavorare e quelli che pensano di vivere di espedienti o, addirittura, attività criminali”. La relazione così prosegue: “Propongo che si privilegino i veneti e i lombardi, tardi di comprendonio e ignoranti ma disposti più di altri a lavorare. Si adattano ad abitazioni che gli americani rifiutano pur che le famiglie rimangano unite e non contestano il salario. Gli altri, quelli ai quali è riferita gran parte di questa prima relazione, provengono dal sud dell’Italia. Vi invito a controllare i documenti di provenienza e a rimpatriare i più. La nostra sicurezza deve essere la prima preoccupazione“.

Il testo è tratto da una relazione dell’Ispettorato per l’Immigrazione del Congresso americano sugli immigrati italiani negli Stati Uniti, Ottobre 1912

Milano, Alabama

by PINO CORRIAS su http://www.voglioscendere.ilcannocchiale.it/
Foto di rbanks da flickr.comProbabile che Matteo Salvini, il leghista che chiede posti prioritari per i milanesi sul metrò, sappia nulla di Rosa Parks e della sua storia lucente. Rosa Parks era una donna nera di Montgomery, Alabama. Quando l’1 dicembre 1955 decise di sedersi in uno dei posti dell’autobus riservato ai bianchi, aveva 42 anni. Lavorava come sarta in un grande magazzino. Stava tornando a casa e aveva avuto una giornata dura. Rimase seduta per una manciata di fermate. Poi salirono dei bianchi. Il conducente le ordinò di alzarsi. E lei, che lo aveva fatto mille altre volte, rispettando la legge dell’Alabama che riservava ai negroes gli ultimi posti in fondo all’autobus, decise di disobbedire: “Non mi alzo”. Il conducente fermò l’autobus, chiamò due poliziotti che arrestarono Rosa Parks.

Per protesta la comunità afroamericana, guidata dal giovane reverendo Martin Luther King, decise che nessun nero sarebbe più salito sugli autobus di Montgomery, fino a quando non fosse stata cancellata la segregazione razziale. Il boicottaggio durò 381 giorni. Durante i quali tutti i neri andavano a piedi, oppure in automobili strapiene, oppure in bicicletta, e gli autobus vuoti rimanevano nelle rimesse. Il 19 dicembre 1956 la Corte Suprema degli Usa – su richiesta dei difensori di Rosa Parks, condannata a 10 dollari di multa – dichiarò incostituzionali le leggi della segregazione. Il giorno dopo Martin Luther King e il reverendo bianco Glen Smith salirono sull’autobus e si sedettero uno di fianco all’altro. Oggi quell’autobus è in un museo, Rosa Parks sta nel cielo dei giusti, Obama abita alla Casa Bianca, e Matteo Salvini fa il capogruppo della Lega a Milano.


Angelo BiondiCrini

Maggio 9, 2009

Una risata ci seppellirà?

Manifesto9maggio09_AlessandroPortelliJPEGdal “il Manifesto”,  Alessandro Portelli, 9 Maggio 2009

Cavalla Cavalla#2 – Good Night, and Good Luck

Archiviato in: Aperte Lettere, La storia siamo noi, Perspectives, World Wide Web, essi vivono — karnarakna @ 12:46 pm

Good Night, and Good Luck

Girato interamente in bianco e nero, il film racconta la storia vera del giornalista statunitense Edward R. Murrow, anchorman della CBS, figura storica della lotta al maccartismo.Il titolo Good Night, and Good Luck. (ovvero “Buonanotte e buona fortuna”) è la frase che il giornalista usava per salutare gli spettatori al termine del suo programma, See It Now.

Edward R. Murrow, celebre giornalista ed anchorman della CBS (Columbia Broadcasting System), viene a conoscenza di una lista di proscrizione redatta dal senatore del Wisconsin Joseph McCarthy nella quale vengono inseriti i nominativi di tutti coloro che sono sospettati di avere simpatie filo-comuniste. Tali sospetti, spesso inseriti per motivi arbitrari, inventando collegamenti con la “minaccia comunista” o enfatizzando dettagli trascurabili, vengono poi sottoposti a processi sommari dalla furia del senatore stesso, che con l’intento di “salvare” il paese ne mette in realtà a repentaglio la libertà. Murrow, indignato da tale comportamento, che calpesta ogni diritto civile, decide di divulgare la notizia e di dedicare parecchie puntate del suo show serale del martedì, See It Now, alla controversa figura del politico ed alle ingiustizie perpetrate ai danni di onesti cittadini statunitensi. Nonostante le intimidazioni e le minacce di morte subite, Edward, a sua volta accusato da McCarthy di avere contatti con l’Unione Sovietica, grazie anche all’apporto dello staff, diretto dall’amico e produttore Fred Friendly riuscirà a portare avanti la sua campagna di denuncia, e contribuirà a liberare l’America dal fanatismo del maccartismo e la sua moderna “caccia alle streghe”.

by Wikipedia

Il Prezzo della Libertà

da Rainew24

Senza libertà di espressione non esiste democrazia. Da questo punto di vista le cose sul pianeta non vanno per nulla bene. Nel suo rapporto annuale sulla libertà di informazione Freedomhouse parla di un arretramento generalizzato che coinvolge anche l’Italia. Il viaggio di scenari parte da Roberto Saviano e i giornalisti/scrittori minacciati in Italia dalla criminalità organizzata e dalla mancanza di pluralismo e arriva in paesi dove si può essere uccisi  o arrestati per un articolo o un filmato. All’inizio dell’anno sono stati assolti a Mosca  i presunti esecutori dell’omicidio di Anna Politkovskaja. Ma in Russia le cose vanno di male in peggio: proseguono le aggressioni e le intimidazioni nei confronti delle voci indipendenti. Il luogo dove il mestiere di reporter è più a rischio resta l’Iraq, ma anche in Messico, Colombia, Filippine, Iran la situazione è critica. In Italia l’associazione Information Safety and Freedom ha promosso una campagna per ottenere la liberazione di un giovane cronista afgano Sayed Parwez Kambaksh. E’ stato condannato a vent’anni di prigione per aver spedito via mail un articolo che difendeva i diritti delle donne. Il problema è che a infliggergli questa punizione, per presunta blasfemia, non sono stati i talebani, ma il regime di Karzai insediato dagli occidentali.

Il percorso di Scenari si conclude in Cina proponendovi il video “Prigionieri in Freedom City”, un documento eccezionale, il diario di un dissidente che filma ciò che vede dalla finestre di una casa dove è agli arresti domiciliari. Dopo aver effettuato queste riprese, Hu Jia è stato condannato a 3 anni e mezzo di prigione. In stato di detenzione ha ricevuto nel novembre scorso dal Parlamento europeo il Premio Sacharov.

Il silenzio è d’oro, anche quello di Santoro

di Carlo Vulpio

Il gip di Salerno proscioglie de Magistris e Vulpio. Il Tar Lazio dà ragione a Forleo. Il tribunale del Riesame di Roma scagiona Genchi

Lo avete letto da qualche parte? Ve lo ha detto qualche tv o qualche radio? No, non lo sapete. Forse qualcuno di voi lo sa, ma giusto perché ha scovato la notizia fra le “brevi”, poche righe e frettolose, o perché avrà letto l’unico articolo che si è occupato della vicenda, raccontandola però in maniera deformata e maliziosa.

E’ successo che io, il giudice Luigi de Magistris, il consulente Gioacchino Genchi e il giudice Clementina Forleo abbiamo avuto tutti ragione, purtroppo, nei diversi procedimenti aperti contro ognuno di noi.

Perché purtroppo? Perché dovevamo vederci riconosciuta questa ragione “prima”, non dopo. Io e de Magistris eravamo accusati di rivelazione di segreti d’ufficio, ma i giudici hanno detto che non era vero. Così Genchi. Accusato di essere un super spione fuorilegge, l’uomo che per Rutelli e Berlusconi era addirittura all’origine del “più grande scandalo della storia repubblicana”, Genchi è stato riconosciuto innocente. E Forleo? Il Tar del Lazio le ha dato finalmente ragione. La sentenza con cui il Csm l’ha trasferita a Cremona, ha detto il tribunale amministrativo, è ingiusta, va cancellata, e Forleo, se lo volesse, potrebbe tornare a Milano anche subito. Ma chi ha raccontato tutto questo? Perché per queste (e altre) vicende nessuno in Italia sente il dovere di fare un giornalismo onesto, quello che in America si individua con la splendida definizione di “honest journalism”?

Eppure c’è stato un linciaggio a reti e giornali unificati durato mesi e mesi, nel silenzio di giornalisti “liberi”, magistrati “indipendenti” e politici “onesti”. Eppure per ognuno di noi è cambiata la vita, perché quando accadono certe cose nulla è più come prima. Eppure lo avevamo detto e qualche volta anche urlato, non è che ce ne stiamo accorgendo adesso. Non c’è stato niente da fare. Ci danno ragione soltanto ora, cioè “dopo”. E tuttavia, nemmeno questo basta affinché un tg qualsiasi, un giornale qualsiasi, un talk show qualsiasi racconti – ma per intero, senza omettere nulla e senza “dimenticare” nessuno – come sono andate a finire quelle vicende che hanno causato il trasferimento di Forleo e de Magistris, la revoca dell’incarico a Genchi, la decisione del direttore del giornale per il quale lavoro di “sollevarmi” dall’incarico per le inchieste di cui mi stavo occupando. Pensate, non lo ha fatto nemmeno Michele Santoro.

Nella puntata di Anno Zero sull’informazione, in cui si sarebbe dovuto parlare di giornalismo “sdraiato” e “oscurato”, Santoro non ha trovato un minuto, un secondo, un attimo, per chiedere ai suoi ospiti – che so, a Paolo Mieli per esempio – com’è che il 3 dicembre 2008 mi hanno improvvisamente fatto smettere di scrivere su quelle inchieste che sono state all’origine dei guai di de Magistris, Forleo e Genchi, e che io seguivo da due anni. Un dibattito sul giornalismo oscurato che non parli del più clamoroso caso di oscuramento degli ultimi vent’anni, come dimostra la catena di sant’Antonio di rimozioni e trasferimenti che ne è seguita, è un’operazione ardita. Spiace dirlo, ma quella puntata di Anno Zero non è stata un esempio di “honest journalism”. Una volta Marco Travaglio, ospite di Daniele Luttazzi, disse che la differenza tra la Francia (dov’era in visita il premier Berlusconi) e l’Italia, per quelli che fanno il nostro mestiere, era che in Francia i giornalisti fanno domande. Ecco, io non so perché nemmeno lui abbia fatto una domanda, una sola, agli ospiti della trasmissione – che so, a Paolo Mieli per esempio. Sono portato a credere che Santoro possa averglielo impedito, e infatti Travaglio nella sua rubrica ha fatto un eccellente intervento su Genchi. Ma poiché non so se sia andata davvero in questo modo, giuro che appena vedo Marco glielo chiedo. Nemmeno Vauro, che io (come tanti altri) ho difeso quando è stato sospeso, ha fatto sentire la sua voce, o almeno il graffio della sua matita. Vauro, sospeso per una settimana, ha ricevuto (giustamente) tanta solidarietà pubblica. Io, sospeso “ad interim” e abrogato da Anno Zero come si sbianchetta una foto compromettente, non ho ricevuto nemmeno una telefonata di solidarietà privata da Vauro.

Nessuna telefonata nemmeno da Michele Santoro. Al mattino, il giorno della puntata sull’informazione, gli avevo anche  inviato un sms. Nessuna risposta anche all’sms. Giuro: non gli ho mai fatto niente di male, né mai ho avuto screzi con lui. Anzi. Non so cosa sia accaduto prima di quella puntata di Anno Zero. E forse non voglio nemmeno saperlo. Ma poiché non si tratta di un fatto personale, per principio e per rispetto di tutti quelli che mi seguono sul blog e hanno letto il mio libro “Roba Nostra” non posso anch’io far finta di nulla. E quindi, per ora, almeno una domanda la faccio: sarà stata questa la puntata “riparatrice” che era stata chiesta a Santoro per evitare rogne? Tipo un trasferimento, una sospensione, una sollevazione dall’incarico?

Elio e le Storie Tese

di Marco Travaglio

Dunque. Elio Letizia da Secondigliano, messo comunale, 12mila euro dichiarati all’anno, ha una figlia, Noemi, che veste firmato e va a scuola in Mercedes con autista. Lui conosce intimamente il premier, ma né lui né il premier spiegano come e quando si sono conosciuti. Anche Noemi conosce intimamente il premier: a 15 anni inviò un book di foto a Mediaset tramite un amico di Dell’Utri; poi, a 16-17 anni, iniziò a frequentare «papi» per tirargli su il morale col karaoke. Milano, Roma, Sardegna. Ma sempre, giura Ghedini, accompagnata dai genitori. Strano: i coniugi Letizia risultano separati da anni; e il Corriere ventila addirittura un’«amicizia particolare» tra Elio e un ex dirigente comunale. Quali armi di persuasione possieda Elio per convocare il premier da Milano alla circonvallazione di Casoria, posto da paura, non è dato sapere. Salvo credere al premier: «Elio voleva parlarmi delle candidature di Malvano e Martusciello». Uno è l’ex questore di Napoli, deputato Pdl; l’altro un consigliere regionale Pdl, fratello del coordinatore forzista in Campania. I due non han mai visto né conosciuto Elio. Che però, generoso com’è, li raccomandava lo stesso. Silvio rimane chiuso un’ora in aereo a Capodichino in attesa che Noemi entri alla festa. E, siccome ha deciso all’ultimo momento, le regala un collier che casualmente teneva in tasca, per ogni evenienza. Sempre casualmente, da sotto un tavolo, spunta un fotografo di «Chi» (Mondadori) per immortalare la scena. Tutto chiaro. Ecco perché Veronica e Mike Bongiorno trovavano perennemente occupato: era sempre al telefono con Elio

Il premier Berlusconi e l’introvabile titolo di futuri libri di testo

di Andrea Camilleri

Camilleri, siamo l’unico paese al mondo con un premier vietato ai minori, da mandare a notte fonda, quando, su certi canali, iniziano le programmazioni hard. «Papi» sta inaugurando un nuovo filone di commedia all’italiana, si fa per dire. E saranno titoli da cassetta: «Il premier e il gran debutto delle diciottenni»; «Il premier che voleva palpare alle cerimonie ufficiali»; «Il premier e le ministre alla scuola di partito»; «Il premier e le notti bianche finlandesi»; «Le fanciulle sulle ginocchia del premier»; «Indovina chi viene a cena? Papi».

C’è chi è passato alla storia per avere cambiato il suo paese, chi per avere promosso trattati internazionali fondamentali, chi per essersi prodigato per il benessere mondiale. In genere, questi celebrati personaggi sono, al contrario, detestati dagli studenti costretti a subirsi le innumerevoli pagine che i libri di storia dedicano loro. Non sarà così per gli studenti che, metti nel 2050, si imbatteranno nel grande statista italiano del quale è superfluo fare il nome. Si divertiranno un mondo. Naturalmente mi riferisco agli universitari, perché, come dice Lei caro Lodato, a quelli inferiori di anni 18 ne sarà proibita la lettura. Insomma, anche dopo la sua scomparsa, il nostro statista avrà ampi consensi. Specialmente se il libro di testo avrà un corredo di illustrazioni che riportano le immagini, al naturale, di alcune fra le sue più procaci collaboratrici politiche. Però, suppongo, che i film che ne celebreranno le gesta, alla stregua di un Napoleone o di un Lincoln, non avranno i titoli che Lei suggerisce. Quei titoli sono sulla scia, non della commedia all’italiana, ma dei film di quart’ordine con Alvaro Vitali nella parte di Pierino. E qui invece ne siamo distantissimi, ci troviamo a un livello assai più basso, quale però non so immaginare.

Angelo BiondiCrini

Aprile 29, 2009

Se ci fottono il web…

Archiviato in: World Wide Web — Tag:, , , , — karnarakna @ 4:12 pm

clicca sulle immagini e vai agli articoli, e guardati sempre le spalle amigo… 

neutralitawebjpeg

opennet-coalition_open-letterjpeg

il Rifuggiato

Marzo 28, 2009

Cavalla-Cavalla#1

Archiviato in: Ambiente...ciò che potevamo, La storia siamo noi, essi vivono — karnarakna @ 2:26 pm

Cavalla di razza…quella della rai.

————————————————————————————

Zorro di Marco Travaglio
l’Unità, 26 marzo 2009


Ferve sui giornali il dibattito sulla crisi dei giornali. Intanto gli stessi giornali continuano a nascondere le notizie (solo Repubblica e il Manifesto han raccontato la vittoria in appello di Santoro contro la Rai che si era opposta al suo reintegro deciso dal Tribunale) e a gonfiare le non-notizie. Per esempio la puntata di «Porta a Porta» con Karol Ratz, arrestato per gli stupri della Caffarella e di Primavalle, poi scarcerato per non averli commessi. Una puntata talmente arrapante da raccogliere appena il 9% di share (1 milione di spettatori). Eppure i giornali le hanno dedicato intere paginate, così i lettori che avevano girato alla larga da Vespa imparano. Non l’avete voluto vedere? Beccatevelo sul giornale.

La sera prima, l’insetto celebrava il Quindicennio Berlusconiano con un servizietto che attribuiva la caduta del primo governo del Cavaliere a «un avviso di garanzia della Procura di Milano» e quella del secondo governo Prodi a «un’inchiesta rivelatasi poi infondata su Mastella e la moglie». Due balle al prezzo di una. Il Berlusconi I cadde perché Bossi gli ritirò la fiducia, in dissenso sulla riforma delle pensioni, anzi su tutto. Il Prodi II cadde perché Mastella s’era accordato con Berlusconi e aveva preso a pretesto l’inchiesta di S.Maria Capua Vetere. Che non s’è rivelata affatto infondata: la Procura di Napoli ha appena depositato gli atti – preludio alla richiesta di rinvio a giudizio – a carico dei coniugi Mastella per concussione. Ma pareva brutto raccontare la verità. Intanto il dibattito sulla crisi dell’informazione prosegue, più appassionante che mai.

———————————————————————–

e quindi parlando della suddetta  CRISI dei GIORNALI….vi prensento la signora Arianna Huffington

http://www.rainews24.it/ran24/player/video.asp?videoID=11442

Angelo BiondiCrini

PS. si consiglia la visione della puntata del 22/03/2009 di Report Modulazione di frequenze

http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-11caae90-2d7a-441b-977d-7051dd684429.html?p=0

Marzo 17, 2009

LA CRISI STRUTTURALE DEL CAPITALISMO

Archiviato in: Crisi Globale 2009 — karnarakna @ 7:52 am

Immaginate un formicaio, con le sue regole interne, le sue gerarchie, le sue piccole eppur dolorose diseguaglianze. Questo formicaio si è formato con il tempo, proprio sotto ad un muretto a secco, e quel muretto a secco rappresenta per le formiche del formicaio il mondo, la natura, l’orizzonte ultimo oltre il quale niente può esistere, e se qualcosa esiste poco importa, le formiche non lo sanno. Una sera una volpe in cerca di galline urta una pietra pericolante che precipita proprio sulla bocca del formicaio, dove sono in atto grandi opere: oltre all’innumerevole quantità di morti e feriti, il formicaio è irrimediabilmente tappato. E le formiche, che niente avrebbero potuto fare per salvarsi, attribuiscono questa sciagura ad un fattore esterno, naturale, straordinario. Ad una abominevole dannazione. La crisi per tutti quelli che riversano fiumi di inchiostro sui giornali è proprio questo, un fattore straordinario, da ricercare tra pochi colpevoli esterni alla società, un masso precipitato addosso quando le cose in fondo andavano bene. Si predica la solidarietà nazionale, la concordia fra le classi, già si fanno avanti i predicatori, non importa se in tonaca o in camicia, che tanto il colore resta quello, il nero. Ma le cose non stanno così, la crisi è qualcosa che esiste dentro al formicaio, da cui traggono vantaggio alcune, poche, formiche, a discapito delle altre, che finiscono in fondo, nelle viscere della terra. Cosa è successo? Ma andiamo con ordine.

La crisi è esplosa ufficialmente quando, in estate, alcune banche sono crollate perchè avevano investito su dei titoli spazzatura, i cosiddetti CDO (Collateralized Debt Obligations), prodotti finanziari derivati. Le banche per comprare titoli come questo hanno speso più capitale di quello che avevano immobilizzato in banca o in altro modo, cosicchè quando ci si è accorti che questi titoli erano carta straccia, tutto i soldi investiti sono scomparsi, distrutti e polverizzati. Il motivo per cui questi titoli hanno perso valore è semplice, ma richiede alcuni passaggi in più. Questi titoli sono chiamati derivati perchè derivano dai mutui che i consumatori americani aprono per finanziare l’acquisto di una casa, in particolare dai mutui subprime, mutui concessi a persone con una situazione economica a rischio, con tassi di interesse particolarmente alti: una perdita improvvisa del posto di lavoro, un bisogno inaspettato di denaro possono mettere facilmente a rischio il pagamento del debito contratto. Questo ci introduce alla prima lezione della crisi: l’unica fonte del valore economico è il lavoro. Il lavoro produce beni e servizi reali, e il denaro vale soltanto perché simbolizza i prodotti del lavoro: 10 euro valgono per me solo perché con quella banconota posso acquistare merci e servizi reali che soddisfano i miei bisogni, e quei 10 euro li ho ricevuti in pagamento come salario solo perché ho venduto una merce reale (la mia forza lavoro) al capitalista. Per il capitalista un milione di euro vale perché può essere investito in macchinari, strutture e salari. Il valore del denaro è legato a doppio filo al prodotto reale, sia per il lavoratore che per il capitalista. I mercati finanziari non possono alterare questa legge economica, che è piuttosto la base del loro funzionamento. Infatti i mercati finanziari non producono valore economico ma solo carta. Perciò ogni titolo ha un corrispettivo nell’economia reale. I CDO derivano dal reddito che i lavoratori americani devono consegnare alla banca per pagare il debito con gli interessi contratti. Quello che ha fatto esplodere il meccanismo è stato il mancato pagamento da parte dei consumatori americani delle rate dei mutui, che ha creato una reazione a catena facendo perdere valore ai titoli ed alle case nello stesso momento. Chi aveva una casa che valeva 100 ora ha una casa che vale 80 ed ha perso il 20 % del valore investito, chi aveva dei titoli ha perso il 30% del valore investito. Le banche sono state salvate dallo Stato invocato a gran voce dagli stessi che un mese prima lo ammonivano a non intervenire negli affari del mercato. L’origine dello smottamento è stata l’insolvenza dei debitori americani, dunque dobbiamo indagare sul perché costoro hanno raggiunto condizioni economiche così precarie da abbandonare il pagamento del mutuo per la casa, un bene fondamentale per le loro vite. Il formicaio aveva già dei seri danni strutturali ed è bastata questa piccola scossa a decretare la frana. Qual è l’origine della frana?

Introduciamo dunque la seconda lezione della crisi: la nostra economia funziona secondo una legge fondamentale, cioè quella del profitto. Un’impresa investe dei soldi presi a prestito dalle banche nella produzione in base al profitto atteso: quando il profitto è alto si investe di più e l’economia cresce. Se invece il profitto è basso si investe di meno, si chiudono alcuni comparti che non rendono e si investe dove è più vantaggioso, dove esiste una possibilità di rendimento, oppure si rischia e si investe il capitale nel mercato finanziario attraverso le banche, capitale che verrà reinvestito da qualche altra parte, perchè è destino ineluttabile del capitale quello di dover rendere, è nella sua intrinseca natura. Il capitalismo va avanti in questo modo, come un miope che disperato brancola da uno scoglio ad un altro, ma inevitabilmente verso il baratro. Nel 1973 l’economia degli Usa e di molti paesi europei ha subito una flessione. Cioè i tassi di crescita fino ad allora registrati hanno iniziato a decrescere per la prima volta dalla seconda guerra mondiale. Da allora l’economia ha continuato a crescere, ma ad un tasso sempre più basso, ed il 2009 sarà inevitabilmente un anno di recessione, cioè di contrazione dell’economia, tanto da far dichiarare al governo tedesco un tasso di crescita atteso del -3%. La crisi del capitalismo è dunque una realtà che esiste da almeno trent’anni e che trova il suo perchè nella caduta tendenziale del saggio di profitto spiegata da Marx un secolo e mezzo fa. I capitali trovano difficoltà ad essere investiti perchè non è accettabile il saggio di profitto atteso. La risposta a questa crisi è stata anche la causa del suo aggravarsi: negli USA Reagan ed in Gran Bretagna la Tatcher hanno abbattuto le precedenti economie miste ed hanno aperto l’era del neoliberismo. Essa è sintetizzabile in poche parole: privatizzazione, finanziarizzazione, attacco al salario e keynesismo di guerra.

La privatizzazione dell’economia è lo smantellamento dell’offerta pubblica di beni e servizi, sintetizzabile nel fatto che alcune aziende pubbliche vengano svendute ai privati. Queste aziende, che operano soprattutto nel campo dei servizi, accolgono i capitali che fuggono dalla concorrenza e agiscono quindi in regime di monopolio naturale, cercando di salvare in questo modo i profitti. I servizi pubblici, una volta pubblici, sono privatizzati e gestiti in nome del profitto e non dell’accesso libero e della gratuità del servizio stesso.

La finanziarizzazione è la possibilità di scommettere sul mercato finanziario con più libertà, ad esempio anche sui mutui o sulle partite di calcio, mentre prima ciò non era possibile. Inoltre i capitali si muovono molto più liberamente da un paese all’altro e prolificano quindi i paradisi fiscali. Cresce a dismisura l’economia fittizia, virtuale, cioè quella che si basa sulla speculazione pura, sullo scommettere denaro in borsa, cosicchè questa economia non produce valore, come abbiamo già visto, ma finchè tutti hanno fiducia, si regge sui debiti contratti per poter giocare, e se non si sa dove investire il capitale si può giocare e scommettere al rialzo. Finchè non accade che una crisi di insolvenza come quella dei mutui fa crollare il valore di alcuni titoli, gli investitori presi dal panico cominciano a vendere i titoli al ribasso facendo perdere loro valore, alcune banche crollano seminando sfiducia finchè non rimane che un cumulo di macerie dove prima erano stati investiti capitali enormi.

L’attacco al salario è stato ininterrotto, e passa dallo smantellamento dei servizi sociali, dalla desindacalizzazione di grandi fasce di lavoratori, da accordi firmati al ribasso dai maggiori sindacati (nel nostro caso Cgil, Cisl e Uil), dalla delocalizzazione produttiva (come nel caso di numerose aziende manifatturiere salentine), dallo sfruttamento di manodopera internazionale, i migranti, con scarso potere contrattuale. La xenofobia dei partiti neofascisti o localisti è strumentale dunque ad un abbassamento costante del salario sia degli immigrati o degli sfruttati di ogniddove, sia dei lavoratori del primo mondo. Un esempio italiano è l’attacco diretto al salario differito, la pensione, colpito prima dalle riforme “tecniche” degli anni ‘90, poi dai vari Governi di centro destra e di centro sinistra (con l’avallo dei sindacati confederali), infine dalla truffa del TFR affidato attraverso i fondi pensione ai pericolosi giochi di borsa tra capitalisti, che ha causato il ridursi della liquidazione di molti lavoratori coinvolti.

Il keynesismo di guerra è la capacità di stimolare la domanda di prodotti militari con la spesa pubblica, tramite l’interventismo militare stesso. Il blocco militar-industriale dell’economia assume quindi un’importanza strutturale sia nel sistema economico (l’economia di uno stato perennemente in guerra come Israele è costituita per il 25% dal settore militare), sia nello Stato. Balcani, Afghanistan e Medio Oriente sono un affare per molti.

Come appare chiaro da queste brevi definizioni l’origine della crisi ha cause profonde. I licenziamenti di massa degli anni ‘80, gli attacchi all’istruzione pubblica, alla sanità, alla previdenza ed alla assistenza cui assistiamo ormai da 26 anni in Italia, sebbene di volta in volta giustificati come risposta all’invecchiamento della popolazione o agli sprechi dell’amministrazione, rispondono in realtà alla medesima logica di compressione del salario diretto o indiretto (i servizi sociali), valore destinato all’accumulazione di capitale, ma anche alla speculazione edilizia e finanziaria. Secondo il quotidiano “Repubblica”, in un articolo pubblicato nel Maggio 2008, dagli anni ‘80 ad oggi i lavoratori in Italia hanno perso a danno dei profitti dei padroni circa l’8% del PIL (120 miliardi), e cifre analoghe si riscontrano negli altri paesi a capitalismo avanzato. Appare dunque chiaro come questo processo comune abbia prodotto l’impoverimento delle classi medie, nonché del proletariato industriale, ed abbia parallelamente generato una enorme bolla finanziaria.

Semplice e chiara, la terza lezione della crisi è: la crisi dell’economia reale ha generato la crisi finanziaria, e non il contrario. Coloro che predicano “il ritorno all’economia reale” si comportano come il toro che a testa bassa insegue il drappo rosso, incurante delle proprie ferite. Viviamo in economie di servizi che importano prodotti a basso costo dalle economie industriali emergenti. Perchè le nostre banche siano nuovamente in grado di offrire investimenti hanno bisogno di capitale. Ma le economie ricche di capitale sono quelle esportatrici di prodotti di largo consumo, come la Cina, l’India o altri dragoni asiatici e quelle esportatrici di materie prime, come la Russia, i paesi dell’OPEC ed il Brasile. Nella visione della borghesia euroamericana l’unico modo per conservare a proprio favore i rapporti di forza internazionali in queste condizioni di dipendenza si chiama guerra di rapina, sostenuta a livelli più distruttivi di quelli visti durante il conflitto Iracheno. La crisi strutturale del capitalismo qui descritta, per molti di noi esiste già da tempo, si chiama disoccupazione, perdita di potere d’acquisto, aumento dell’età pensionabile, aumento dei ritmi, precarietà, part-time, dequalificazione del sapere, perdita dei diritti sociali, repressione, guerra. Nei prossimi numeri descriveremo la crisi materiale del capitalismo, profondamente intrecciata con quella strutturale, rappresentata dall’inquinamento, dal lento deperimento delle risorse petrolifere, dall’urbanizzazione vorticosa che si realizza in Cina, tutti fattori che determinano una inflazione costante a livello mondiale. Nonostante la dualità della crisi, il compito di superare questo modo di produzione della ricchezza e questo modello di sviluppo non può che ricadere ancora una volta sulla classe operaia, come già stato per la Resistenza antifascista e per la Repubblica fondata sul lavoro. Se tale risposta tarderà a venire, è enorme il pericolo di regressione sociale e morale che ci attende. La vostra crisi non continueremo a pagarla!!!!

Lorenzo Alba

tratto da “La Rosa Rossa”, periodico salentino

« Articoli successiviArticoli precedenti »

Blog su WordPress.com.