Non riesco a capire.
Mi sforzo, ma non riesco.
Cerco di trovare una qualche giustificazione possibile.
E non la trovo, o non c’è, semplicemente.
Non riesco a capire come uno Stato pensi di poter migliorare
la propria sicurezza interna
schedando biometricamente (prelevare impronte digitali altro non è)
un’intera comunità di persone, a partire dai bambini
sulla base della loro origine etnica.
Sistematica schedatura, biometricamente analitica, di una sola precisa etnìa.
Siamo lucidi?
Ci stiamo capendo?
La possiamo chiamare in mille altri modi, questa “sicurezza”
ma per ora l’unica cosa sicura è che di questo si tratta
sistematica schedatura
biometricamente analitica
di una sola precisa etnìa.
Possiamo chiamarlo “razzismo”?
Cioè, se è solamente una precisa etnìa
ad essere sistematicamente schedata
con rilevazioni biometriche
oltre che un autoritario controllo (già di per sé abominevole)
potremmo chiamarlo “razzismo”?
Perché non prenderle a tutti allora, anche ai nostri bambini, le impronte digitali?
Semplice.
Se lo si facesse sarebbe chiaro un intento di “autoritario controllo”
e questo non è accettato in una “democrazia”, giusto?
Bene, allora facciamolo soltanto (per il momento)
ad una sola razza, la più ladra, la più sporca, la più brutta,
la razza degli zingari, rom o sinti che siano, tutti insieme,
indiscriminatamente, puramente discriminatorio.
Ma non è questo che non riesco a capire.
Fin qui posso, con tutto l’amore di questo mondo, anche comprenderlo.
Posso comprendere un popolo preso giorno e notte a bastonate
dalla propria classe dirigente tutta intera
e anche, masochisticamente, da se stesso,
negli inutili, biechi, vecchi, insulsi, beceri regionalismi.
Questo popolo è quello italiano che
abbrutito da se stesso e dai propri abbrutenti governanti
si sfoga men che animalescamente col più debole
il più ladro, il più sporco, il più brutto.
Il nostro più debole lo abbiamo trovato
adesso possiamo sfogare tutte le nostre frustrazioni.
Questo lo comprendo, ma non lo giustifico.
Manca di spirito, manca di coraggio.
Prendersela col più debole è sempre un atto manifesto di debolezza,
il forte sfida sempre e solo chi ritiene più forte di lui
e in questo manifesta la sua forza
vinca o perda avrà comunque avuto la forza dell’aver coraggio.
La destra italiana, tutta croci celtiche, poesie nordiche,
titanismi dichiarati e bellezze di questo genere
altro non sa fare che dichiarare guerra al più debole.
Anche questo lo comprendo.
Comprendo la frustrazione di questa gente
che nel vivere piglia le stesse bastonate che piglio io
e non avendo ancora acquisito il vero senso del coraggio
puerilmente deboli
proclamano la loro superiorità
nello sfidare chi è conclamatamente più “debole”
perché più ladro, sporco e brutto degli altri.
Questo anche lo comprendo, ma non lo giustifico.
Nel non giustificarlo penso sia un problema che va risolto.
Si risolve facendosi carico del valore del coraggio
cominciando a guardare in faccia la realtà
e concentrarsi su chi davvero ci sta dissanguando
per quali interessi e in quali modi.
Fin qui, ribadisco, comprendo tutto
ma continuo a non giustificare.
Ma c’è qualcosa che proprio non riesco a capire…
come si può, come si può anche solo pensare
di prendere le impronte digitali anche ai bambini???
Questo è disumano.
Profondamente disumano.
Loro lo chiamano “censire”.
Eppure noi italiani siamo “censiti”
senza che a tutti vengano prese le impronte digitali,
ci sono i nostri documenti, all’anagrafe.
Si può dunque “censire” anche senza rilevare le impronte digitali, giusto?
Basterebbe fornire a tutti un documento
sempre che un documento faccia un uomo
e qui ci sta tutto il paradosso della burocrazia
il proprio essere identità dato in pasto ai fogli di carta.
Ma il documento non lo si può fornire
altrimenti non sarebbero più clandestini
quelli che lo sono, ovviamente.
Si dà il caso infatti che molti zingari
sono italiani da generazioni
alcuni di loro hanno combattuto e sono morti durante la Resistenza,
sono stati partigiani, compatrioti, liberatori,
contro l’invasione nazista.
Ci stiamo comportando esattamente
come i nostri invasori.
E qui risiede un altro paradosso.
Paradossale è il fatto che il nazismo è stato additato da sempre
come il peggior male storico del XX secolo
movimento politico, spalleggiato e sovvenzionato
dai grandi industriali tedeschi del settore siderurgico,
che ha dato mostruosamente vita alla Shoah, all’Olocausto,
alla eliminazione sistematica della razza ebrea.
Ogni anno il “Giorno della Memoria” di quest’aberrazione umana
viene celebrato in tutto il mondo con grande risonanza mediatica.
Tutto giusto, tutto bello.
Peccato però che il “Giorno della Memoria”
non aiuti a ricordare che nei forni ci finivano pure gli zingari
anch’essi sistematicamente spediti nei campi di concentramento
e sterminati.
Cinquecentomila morti, secondo le stime.
“Porajmos” è una parola che per molti non significa nulla.
Per uno zingaro è l’olocausto della propria razza.
C’è un giorno dell’anno in cui gli zingari hanno “memoria” di questa loro “shoah”.
Qualcuno ha visto celebrare qualcosa?
Meglio così, le lacrime sono intime.
Fatto sta che da allora, da quei tristissimi ventenni di debolezza,
(quando per dimostrare al mondo di essere forti
s’invadevano gli slavi, gli albanesi, gli abissini, gli etiopi,
insomma tutte queste grandi potenze economiche e nazioni plutocratiche…)
da allora poco è cambiato.
Belle parole, belle pubblicità progresso, belle solidarietà a distanza,
ma quando c’è da bastonare si bastonano i vicini più deboli,
i “più prossimi” meno onesti, meno puliti e meno belli di noi.
Oggi come allora sono gli zingari.
Oggi come allora andiamo da loro, li svegliamo all’alba,
li mettiamo in fila, rileviamo le loro impronte digitali
e poi magari sgomberiamo e ruspiamo tutto,
senza alternative.
I topi, dicono.
I bambini vivono coi topi
nelle loro baracche all’interno dei campi abusivi.
Bene, giusto.
Non è cosa degna che i bambini vivano coi topi.
Togliete i bambini dalle baracche e metteteli
in quelle migliaia di appartamenti vuoti e sfitti
all’interno di quei casermoni di cemento
che avete fatto costruire in città
per accontentare gli speculatori edilizi
che vi sovvenzionavano la campagna elettorale
quella di destra e quella di sinistra.
Gli onesti italiani di un certo rango amano speculare sull’edilizia.
L’amato mattone.
Il mattone è l’arma del massone, del resto.
Tutti quei mattoni formerebbero, teoricamente,
tante case per tutti quei bambini
magari, perché no, con la loro famiglia.
Sarebbe un bel gesto per quei bambini
non farli vivere più coi topi, no?
Sì, ma prima dateci le impronte, bambini belli!!!
Ve lo vedete un poliziotto, tutto bardato d’armi
che prende le impronte a un bambino di dieci anni?
dev’essere un’emozione per quel bambino
il sogno di un’infanzia felice…
no, magari no, le impronte le faranno prendere a quelli della Croce Rossa…
meglio non sporcarsi le mani,
d’inchiostro ovviamente…
è strano il nostro paese…
a un bambino (povero) di un certo popolo vengono prese le impronte
ancor prima che gli siano spuntati i primi peli di barba
senza aver commesso alcun reato
mentre al più ricco dell’altro popolo,
al più potente, al più alto in grado
si tenta di concedere l’immunità
coi processi in corso…
C’è una disparità evidente.
Fin troppo evidente.
Ciò significa superbia.
Significa sentirsi talmente tronfi e gonfi
da prendere a sberle il concetto stesso di umanità
nelle sue migliori qualità, di forza e coraggio.
Questi signori si prendono sberleffo del proprio popolo
li conducono all’abiezione più totale
nell’ipocrisia di farsi belli nel condannare comodamente
le piaghe sociali della pedofilia, dello sfruttamente dei minori, dell’analfabetismo
in nome di un rispetto per l’infanzia
che viene bestemmiato nel modo attivo di operare.
Passivamente si condanna
quel che attivamente si sta già facendo.
Prendere le impronte digitali ai bambini rom
significa presumere pregiudizialmente che essi saranno dei delinquenti
prima o poi lo saranno, non c’è dubbio, questo presumiamo.
E già ciò basterebbe a fermarsi un attimo e ragionare
sull’intelligenza, la forza e il coraggio di questo pregiudizio
che non è né intelligente, né forte né coraggioso.
Ma il pregiudizio è una cosa,
scandalizzare un bambino è un’altra, molto ben più grave cosa.
Questi bambini verrano scandalizzati
verranno schedati
le loro manine verranno fatte intingere nell’inchiostro
e poi fatte porre su un pezzo di carta.
Un’operazione simmetricamente diversa
ma sostanzialmente, concettualmente uguale
al tatuargli sul braccio un numero d’identificazione.
Fatti riconoscere bambino
tu che sei diverso.
Questo non lo capisco
non lo posso ritenere umanamente accettabile,
non lo è
non va accettato
bisogna impedire che accada.
Memoria…