Il 17 settembre di quest’anno, mentre ero a lavoro ad incollare piastrelle, la radio comunicava che sei ragazzi erano morti in un attentato kamikaze a Kabul. Mi fermai un istante a riflettere con una grande voglia di scrivere una lettera al mondo, perché avevo bisogno di bloccare quell’istante di ragione che mi era venuto a pensarci.
Il 17 settembre a sera, quando io avrei finito la mia giornata, probabilmente avrei scritto qualcosa. Pensavo a quanti volti e nomi di giovani spariscono nel buio della normalità, a quanti esseri viventi simili a me, capaci di incollare piastrelle e di fare tante altre cose, capaci di pensare, di progettare quello che fanno, in grado di muoversi al solo pensiero, di autorigenerarsi il proprio corpo giorno dopo giorno, che abitano come per magia su un pianeta che vaga da sempre nell’immenso universo, praticamente a questi miracoli dell’esistente unici ed irripetibili che si uccidono tra di loro.
Militari, kamikaze, civili, bambini, cosa c’è realmente dietro tutto questo? Di politica non è che me ne intendo un gran che, ma vivo anch’io su questo pianeta e ragiono con ciò che vedo. Quale inganno aveva portato quel giorno quegli esseri umani li a morire ammazzati?
Vivo in un piccolo paese del sud Italia, tra i miei coetanei tanti si sono arruolati nelle forze dell’ordine; per scelta? No! Giustamente perché non c’è lavoro, nessuno è fesso ad andare a farsi ammazzare da qualche criminale o dal nemico! Qualcuno parte in missione in qualche inferno terrestre dove io non ci passerei neanche a 2000 chilometri di distanza, mi dicono che fanno a gara, forse serve anche la raccomandazione per andarci perché là si guadagna bene ed una volta tornati uno si compra la macchina nuova, la moto, la casa ecc… la cosa assurda che proprio mi lima le cervella è: che razza di compromesso è in grado di accettare l’essere umano! Andare a rischiare la pelle in un posto dove sai che volano bossoli schegge di bomba e tant’altro!
Di chi è la colpa in queste sventure?
Forse ad una certa età uno vuole trovare il modo per stare meglio perché avverte (specie di questi tempi) un forte disagio esistenziale, e pensa che comprandosi dei buoni capi d’abbigliamento, una macchina spaziale e superlucida, magari una moto di grossa cilindrata con la quale correre a trecento e se non sbatti in faccia a qualche parete poi torni al branco e dirai che vali, o l’ultimo telefonino con il quale ti puoi mettere in contatto coi marziani se mai qualcuno passasse per questi venti, praticamente che avendo tutto questo sei apposto, al sicuro, non stai sbagliando niente! È per questi pensieri (che ormai la costante pubblicità intromessa in ogni millesimo della nostra genetica è riuscita a conquistarci) che secondo me uno si convince di rischiare tutto per tutto.
Poi c’è lo Stato con le sue propagande in TV, con questi marpioni holliwoodiani che in un sorriso 100 denti ti fanno capire: -fai come noi qui hai futuro!- poi ci vai e sei tu, proprio tu a morire! perchè? Era così importante l’alfa 156? Dove cazzo devi andare di così importante con quel missile? O la moto, era così importante essere vestito ogni giorno in modo diverso con capi che ti costano la pelle? Valeva davvero con questo modo attrarre qualche gallina che ti avrebbe dato tutto l’amore del mondo in cambio del tuo volante e la tua carta di credito, ed il letto stile harem nella tua casa 300mtq con cinquant’anni di mutuo, dove i tuoi bambini potranno dormire ogni giorno in una stanza diversa, per non farli guardare sempre lo stesso soffitto?
Tutta colpa del consumismo, maledetta bestia! Penso che alla base ci sia questo, se no perché uno rinuncia ad un futuro da umile falegname per andare in guerra? o per diventare spacciatore di roba che s’inietteranno i tuoi coetanei ai quali vuole tanto bene? O essere un tiranno visto che a soli venticinque anni è riuscito a liberarsi dei padroni e delle loro violenze alla dignità, che ora vuole scaricare ai suoi dieci operai? Ma poi la prostituzione, la mmunnezza, ormai non c’è niente di sano, dove ci giriamo a guardare c’è del marcio!
La violenza, la follia , il modo sbagliato di agire dell’essere umano, penso che nasca da questo inghippo di massa. Prima di tutto dall’idea che uno ha di sé stesso. Se ti ritieni di essere un miracolo della natura, che vieni fuori da innumerevoli prove ed impasti che il tempo ha fatto sulla materia (che gia è un miracolo di per sé), che la stessa natura ti ha dato con amore di perfezione una ed esclusiva possibilità di esserci, come fai a comandare una discarica abusiva che ti frutta miliardi con i quali produrre tantissimi altri rifiuti? Se ritieni che in quanto tu sia qualcosa di grande, lo siano anche gli altri tuoi simili, come fai a dormire tranquillo la sera che hai saputo che sei ragazzi più molti altri civili hanno perso la vita perché tu con il tuo potere hai mandato all’inferno per la buona riuscita dei tuoi piani che ti porteranno grossi introiti, con la scusa di portare democrazia in un paese “arretrato”? Sicuro che il nostro ne sia il modello perfetto? anche in Cina manca la democrazia! Quando soffriamo d’insoddisfazione, sicuro che acquistare una grossa moto ci possa ritirare su il morale? Non è che forse anche una vecchia bici mi può portare in qualche posto magari poco lontano da casa , che mai avrei pensato potessi scoprire, dove sdraiandomi sull’erba verde mi stupirò di ciò che mi è garantito di avere fin che avrò vita, anche se sono nudo, spoglio di tutto?
Forse scoprirò il vero amore confidando il mio malessere alla terra, la quale sicuramente è la prima madre e mi ascolterà, forse scoprirò che il mio cuore batte all’unisono con tutto l’universo, con lo scrosciare delle onde o con le carezze del vento. Forse allora io capirò la mia giusta misura ed i miei problemi saranno più soffici, io avrò un ruolo più responsabile nel mio agire e magari saprò distinguere meglio il bene dal male, l’utile dal futile…
Siamo molto distanti da noi stessi! Poveri noi! Violenza su violenza! Siamo vittime della follia dei forti, ci sono riusciti a farci credere che siamo nullità nella moltitudine. Loro non si fanno scrupoli, sono entrati in tutte le nostre case dalle televisioni, hanno invaso il nostro tempo dalla radio, e le nostre strade con i manifesti, più che telefonino, macchina nuova, moto ecc.. il messaggio che è passato è: -Compra! Compra! Hai bisogno di comprare! Non vedi che sei una merda con quella carretta vecchia? Non hai un lavoro sicuro, non puoi rateizzare niente! Dove credi di andare con quelle scarpe vecchie, apparirai uno spacciato, non ti amerà nessuno, sei destinato a soffrire a bestia! Andando avanti così sarai sempre un retrogrado e devi per forza inseguire gli altri se vuoi la felicità !- E tu forse allora farai di tutto per rifarti una posizione nella società, accetterai il compromesso, sarai un militare, -se mi daranno l’ordine ammazzerò perché il mondo è selvaggio, anch’io rischio di non tornare a casa! questa è la vita!-
Sarai uno spacciatore, imbroglierai nel tuo lavoro, il tuo tempo sacro passerà nella dannazione, ed alla fine forse avrai avuto un posto a sedere anche tu in questo bello spettacolo di società, ma tu che posto occuperai in te stesso? Cosa avrai capito al tramonto? Quale verità avrai raggiunto? Forse non sarà proprio comodo accorgersi che non ti sei mai conosciuto…
Questo è quello che vedo io. Sbaglio?
Penso che ognuno dovrebbe impugnare il coraggio di essere autonomo nelle scelte, di esplorare il piccolo invece di mirare al grande, di vedere da solo se ci può essere felicità anche nelle vecchie scarpe. Non è di questo passo che troveremo il benessere. Non con la follia, non con la violenza si ottiene l’amore. Ma è l’amore che è una fiamma che si alimenta da sola, il tuo insieme al mio, insieme al suo. C’è qualcosa di meglio che potremo trovare al supermercato?
Non è omogeneizzando la società che saremo tutti in grado di rispettare le regole, ma una vera società sana è una sociètà che dà spazio a tutti, ognuno col suo trip mentale, con la sua originalità, anche al più strano ed insolito individuo, perché la società ha bisogno anche di lui per progredire!
Dobbiamo smettere d’inseguire i modelli proposti dalla pazzia ed accettare quello che riusciamo ad avere godendo del tempo che passando ci mostra meraviglie!
Il 17 settembre a sera avrei scritto qualcosa del genere ma mi paralizzò nel primo pomeriggio la telefonata di mio fratello che mi informava che a morire era stato il mio amico d’adolescenza che abitava a cinquanta metri da casa mia. L’avevo incontrato 4 mesi prima, mi disse che era uscito dall’esercito che non era vita e che aveva intenzione forse di aprirsi un’azienda agricola, aveva provato anche a fare il camionista, ma forse è stata sfortuna, forse non riusciva a collegarsi in qualcos’altro, e pensò di riarruolarsi.
-Questo non è più un gioco!- Pensai -ciò che ho sempre visto in TV oggi è dietro l’angolo di casa mia! guerra! siamo in guerra ogni giorno! Contro tutto e tutti! Nonostante gli innumerevoli vantaggi, l’uomo non è ancora riuscito a progredire, a crearsi un habitat più comodo e pacifico, ormai bisogna lottare anche per i bisogni più naturali, che per natura dovremmo avere gratuitamente.
Per questo il mio pensiero oggi va ai caduti nella guerra di questo mondo nel tentativo di portare vero progresso, a chi si è scoraggiato ed ha mollato, a chi, vittima innocente della demagogia, è caduto in qualche imboscata, a chi rimasto in trincea per difendere pacificamente ciò che aveva è stato massacrato terribilmente, a chi non immaginava neanche di essere in guerra ed è stato bombardato, ai volti afgani doloranti così simili a quelli dei familiari del mio amico, a Stefano Cucchi, alla purezza dell’universo che non vuole più sentire grida di disperazione…
Vogliamoci bene!
Stefano Aretano














