Se qualcuno di tanto in tanto ama passeggiare tra gli spazi naturali, gli alberi e le rocce e osservare gli uccelli e tanti altri animali scorrere tranquillamente nei loro habitat incantati, dedicandosi dei momenti intimi tra se stessi e madre natura, sicuramente si accorgerà che questi spazi oggi sono sempre più minacciati dall’erosione dello spreco sconsiderato dell’essere umano che egli esercita sul territorio del nostro bel pianeta.
Meglio è a volte, per il quieto esistere dell’anima, soffermarsi all’estetica del quadro che si può vedere nei pochi sprazzi di “natura”, e cercare un momento meditativo ignorando l’esistenza di una “realtà nascosta”.
Mi è successo di recente di pensare al contrario, di cercare di quantificare, in queste piccole aree, quello che c’è di non naturale, e devo dire che il quadro mi è cambiato drasticamente!
Il “paesaggio naturale” che spesso è ritagliato tra costruzioni megalomani in cemento armato (alle quali bisogna dare le spalle per godere dei panorami), comprende palificate e cavi dell’enel o della telecom, tubazioni sotterranee di acquedotti o di gasdotti, canalizzazioni delle fognature, antenne radio, televisive e telecomunicazioni…
Poi ci sono le discariche abusive a cielo aperto o peggio ancora quelle sotterrate che spesso furono, in passato, le cave del tufo, dove oggi crescono rigogliosi e felici gli ulivi, su un manto di terra rossa che nasconde montagne di frigoriferi, eternit, lavatrici, casse da morto etc… l’ambiente che ci circonda è pieno di rogne! Mi viene da riflettere.
Penso parecchio a questo atteggiamento sconsiderato che noi, esseri perfetti, e custodi di questo mondo abbiamo preso, specialmente nell’ultimo secolo.
E’ inutile stare a ridire che così non va bene, tanto lo sappiamo tutti, e questa informativa non può cambiare un tubo.
Più immediato penso al terreno, a quanto ce ne stiamo giocando!
Che cosa è in grado di garantirci la sopravvivenza se le cose nell’ambito di questo andazzo bizzarro dovessero andare storte?
Bah, io penso che più che la natura in genere sia proprio il terreno!
Dove si tornerà eventualmente a piantare le cicorie? Certo forse tra un po’ scoprono che possono andare molto bene anche in mezzo alla ricotta, al largo dello scarico dei depuratori, forse il mare di Corsano sarà il più fertile!
Certe volte penso alle parole di mio padre quando dice che lui, “alfabeta”, sa fare i conti meglio di tutti questi laureati del cacchio messi insieme.
Beh, io non vorrei mai dargli ragione, ma comunque osservando ciò che mi circonda, faccio fatica a credere che i laureati dottori, nonché esperti in tecnologie innovative, lavorino concretamente per trovare soluzioni appropriate per migliorare lo stato esistenziale di tutti gli esseri umani del mondo. Più che altro vedo che si lavora, si studia, si ricerca il modo per fare più soldi e per tirare quanta più acqua possibile al proprio mulino. E siamo sempre li!
È veramente molto difficile dovere ammettere che l’uomo, con tutta la conoscenza che ha acquisito nel tempo, si ritrovi oggi, nell’era moderna, ad avere teoricamente una padronanza scientifica e pratica sul mondo che lo circonda e nonostante questo ad essere rinchiuso inesorabilmente nella stessa gabbia di follie per inseguire “il benessere”.
Dice un mio caro amico saggio, che noi il “ben/essere” non sappiamo minimamente cosa sia. Penso che abbia profondamente ragione a dire questo, sembra veramente difficile che noi riusciamo ad imparare qualcosa, eppure le occasioni per farci riflettere non mancano mica! La vita se la sanno godere in pochi!
Nel Salento negli ultimi anni, si è avuto un incremento delle morti per tumore allucinante, molto più massiccio di quello che si poteva riscontrare negli Anni Cinquanta. Imputati? Inquinamento dell’aria, della terra, dell’acqua e di conseguenza di quello che mangiamo. Intanto, siccome la produzione di elettricità non è più sufficiente per i nostri consumi, si torna a parlare di nuovo di NUCLEARE!
Ma come? L’avevamo ripudiato negli Anni Ottanta! Come è possibile? Ci manca solo questo per confermare il fatto che l’essere umano si vuole proprio estinguere! Si, ma si dice:
<< se la produzione dell’energia elettrica del nostro paese non è più sufficiente per soddisfare il nostro fabbisogno,
qual è la soluzione che proponi tu? >>
Ma ci pensiamo un po’ ?
A quali soluzioni bisogna giungere per poter continuare a vivere secondo questi criteri di follia!
I sintomi d’ insufficienza non potrebbero anche essere un segnale che bisogna cambiare strada? Non potrebbero essere il pretesto per mettere in discussione la nostra cultura basata esclusivamente sulle logiche del consumo ? La nostra vita, infatti, è obbligata a stare a cavallo a ritmi di produzione e consumo, dettati dalle dinamiche di un’economia basata per la maggior parte sugli introiti planetari del petrolio che mantiene in buona salute i pochi che, essendo i più potenti del globo, dettano legge al mondo intero.
Se si fa caso, non è poi così difficile individuare le cose che facciamo o che compriamo, non per un effettivo bisogno, ma per rispondere a mode e modelli che i volponi del consumo ci hanno inculcato sfruttando il bisogno “disfunzionale” che ha l’uomo di adattarsi al branco.
Si sente parlare che ben presto, la Puglia dovrà ospitare delle “micro centrali atomiche”!
Questa terra un tempo degli agricoltori, pescatori, artigiani, immaginiamola in un futuro prossimo, in un paesaggio fatto di centrali nucleari! Ma dove cavolo stiamo? E se le cose vanno storte? E le scorie dove andranno a finire? Certo, con un governo che ci voleva regalare a Scansano Ionico le scorie di mezza Europa, c’è da dormire su due cuscini!
Le centrali nucleari, rimangono a mio avviso, tra le cose più pericolose al mondo. E’ anche vero che in Francia per esempio, la corrente elettrica costa meno, perché godono dell’alta produzione di questi mostri, ma rimane il fatto che sono comunque delle realtà catastrofiche le quali l’essere umano non è comunque ancora completamente pronto a gestire.
Considerando un po’ l’ipotesi della realizzazione di una centrale nel Salento, mi chiedo: questi impianti necessitano innanzitutto di esperti nel settore e di una manutenzione scrupolosa e costante, e come si fa a stare tranquilli allora dal momento che qui, nel sud Italia, seccano tutte le piante del verde pubblico per mancanza di assistenza?
E’ estremamente importante secondo me, prendere una decisione ostinata e contraria verso questa tendenza a leggittimare questo provvedimento, e fare di tutto perché ciò non avvenga mai.
La questione necessita profonde riflessioni da parte nostra.
La questione è di etica.
L’essere umano da che mondo è mondo, nello scoprire il fuoco o quando scheggiava le selci, ha cercato sempre di mettere in moto il cervello per trovare metodi e scoperte che potessero migliorargli la vita. Tutto ciò che ha tentato di fare l’ha intrapreso con un unico obbiettivo: facilitarsi la vita!
L’uomo primitivo non avrebbe mai pensato di allevare un leone perché una volta cresciuto lo avrebbe aiutato nelle battute di caccia! Lui sicuramente capiva che se un giorno si sarebbe rivoltato contro, lo avrebbe sbranato in pochi bocconi.
Servendosi del grande dono dell’intelligenza ha fatto grandissimi passi nel progresso, ma poi cosa è successo?
A mio avviso sono cambiate le esigenze. Una volta per poter sopravvivere era costretto a fare scoperte, ma in un contesto dove si può vedere il pane buttato per strada, la priorità non è più sopravvivere, ma molto spesso strafare e dominare.
Si vive e si lavora per inseguire l’esubero di materiale per compensare una povertà spirituale, ben sentita dall’essere singolo e nei rapporti degli individui nei gruppi.
Negli Anni Cinquanta l’unico consumo di energia era quello della lampadina per vedersi in faccia di notte, oggi la corrente non ci basta più perché molti hanno anche il telefono in doccia!
Allora mi dico io, si può chiamare progresso quello che ha fatto la nostra specie e che ci ha portato ad accettare il rischio di convivere con le bombe atomiche purchè si possano tenere accesi i condizionatori?
Non è forse ora di riprendersi la propria vita e la propria intelligenza per poter rifiutare tanta di quella roba superflua che succhia energia, che ha motivo concreto di esistere solo per i potenti del consumo?
Non è forse ora di rifiutare la follia di questi signori, e di proporre di studiare un piano che elimini tutti gli “elettrosucchiatori” superflui, per semplificare drasticamente la domanda di energia?
Sarebbe veramente un passo in avanti per i politici, se usassero le proprie forze per spingere una campagna di sensibilizzazione massiccia, per promuovere uno stile di vita più essenziale e naturale anzichè ragionare sempre in termini economici.
La follia del consumo sfrenato è destinata a sfumare o per volontà o per forza, il petrolio è quasi finito! E in questa prospettiva sarebbe arrivato forse per noi, il momento di studiarci un modello più adatto alle nostre esigenze ed alle problematiche del nostro tempo.
Da dove cominciare? Quali potrebbero essere le soluzioni ai nostri problemi?
Sarà in grado questa generazione di dare una sterzata positiva alla corsa del mondo?
Boh!?!
Intanto che ci pensiamo,
riaccendiamo le lumine!
STEFANO ARETANO